Pubblicato il: 20/04/2026
Atumtek e Servizi professionali: Elia D’Alessio, competenza e genio femminile tra team tecnici, cantieri applicativi e management
«È come guidare una Ferrari, ma devi essere Schumacher. Devi sapere cosa ti serve e cosa chiedere». L’ultima risposta sull’AI, sul suo impatto nella gestione dei processi e, in generale, sul mondo assicurativo non solo ne sintetizza il metodo di lavoro, ma ne illumina – a ritroso – tutto il percorso professionale fatto. Lei è Elia D’Alessio, 54 anni, napoletana di stanza a Bologna, ingegnere elettronico (con indirizzo biomedicale) e un Master in Tecnologie Avanzate dell’Informazione e della Comunicazione e, negli anni, certificazioni verticali su linguaggi di sviluppo, programmazione, system integration e metodologie di gestione di processi. Da ottobre, Elia è dipendente del Gruppo Atumtek nell’ambito dei Servizi Professionali: come Senior Project Manager svolge la propria attività nell’Area Architettura e Piattaforme di Integrazione di un consolidato player assicurativo italiano, coordinando i progetti dell’area, facilitando la comunicazione e garantendo l’allineamento tra team tecnici multidisciplinari (architect, integration specialist, platform engineer), cantieri applicativi, stakeholder management lungo tutto il ciclo di vita di questi progetti.
Ma torniamo lì, all’AI e alla capacità di governarla: nella visione di Elia si ritrovano elementi importanti che ne contraddistinguono la formazione e il metodo di lavoro. «L’AI è uno strumento potentissimo, si potrebbe dire la Summa, innovativa e rivoluzionaria, delle conoscenze, metodi e tecniche che negli anni hanno rappresentato l’evoluzione degli strumenti a supporto del nostro lavoro di sviluppo, programmazione e gestione di framework – continua Elia d’Alessio -. Ma, come per ogni processo, occorre sapere che cosa devi ottenere, gli obiettivi che ti sei posto, a partire da requisiti chiari. Solo step by step, attraverso ulteriori richieste e dettagli di conoscenza che immettiamo, ne completiamo e amplifichiamo via via l’addestramento per un output corretto. In tema di sicurezza, ad esempio, oggi facciamo in un mese quello che tre anni fa facevamo in sei-otto mesi. Conoscendo bene ciò che chiediamo e dove dobbiamo arrivare, l’AI è assolutamente un’alleata potente».
Lavorare un passo alla volta, un progetto alla volta, con lucidità; quella sana ambizione di scegliere percorsi difficili, sfide complesse che mettono alla prova competenze consolidate. Ancora, profondità di studio, formazione, aggiornamento e attenzione ad una pianificazione che evita di lavorare perennemente “in emergenza”. A questo si aggiunga una buona dose di empatia che facilita la collaborazione tra le persone, la trasparenza, l’ascolto e una sana ironia “che non ci faccia prendere troppo sul serio” e il saper cogliere il momento opportuno per quella battuta che sdrammatizza impasse complessi. Sono queste le caratteristiche che hanno guidato il percorso professionale e tuttora guidano l’approccio con cui Elia coordina progetti e “guida” team di persone, peraltro – quasi sempre – solamente di profili maschili.
Nel tuo percorso hai ricoperto ruoli chiave e di leadership in contesti internazionali e complessi. Quali elementi della tua esperienza tornano oggi in gioco in questo ruolo di Senior Project Manager nell’area Architettura e Piattaforme di Integrazione di un importante Gruppo Assicurativo italiano?
Credo che il passaggio più significativo che ha segnato il mio percorso professionale sia stato quello da Ericsson a Yoox Net: potremmo dire “dalla macchina alle persone”. È stato un cambio radicale perché mi ha portata a lavorare sulla leadership: un momento di trasformazione, di crescita, un accogliere la responsabilità. Una sfida, dove però ho percepito la fiducia del management. È stato un cambiare punto di vista, ma con la chiara consapevolezza delle difficoltà che le persone possono trovare sul cammino. Le stesse che avevo già percorso: ecco che allora nasce un’empatia naturale ad agevolare ascolto e prospettare soluzioni.
Dalla gestione dei processi Agile fino alla supervisione di programmi complessi per clienti enterprise, il tuo percorso evidenzia competenze trasversali tra business e tecnologia. Quali skills ritieni oggi fondamentali per garantire delivery di qualità, allineamento degli stakeholder e performance dei team distribuiti?
Innanzitutto, creare un framework: raccogliere requisiti, scrivere la documentazione, mappare le competenze necessarie, perimetrare il budget, definire la roadmap del processo: pianificarne le tempistiche di avanzamento, rilascio e manutenzione, con tappe definite e riferimenti concreti. Mettere in campo un risk management proattivo, con identificazione anticipata dei rischi e definizione di piani di mitigazione. Introdurre il framework Agile su misura per ogni contesto d’area, progettando e favorendo l’adozione di metodi e pratiche agili per migliorare pianificazione, trasparenza e capacità di delivery: guardando ad un’evoluzione del lavoro dalle parti di dettaglio al macro. E, ancora, lavorare sulla comunicazione; sulla formazione e soprattutto sulla partecipazione, collaborazione e integrazione dei team. La sfida affascinante, oggi, si gioca nella capacità di lavorare con team che non sono solo multidisciplinari ma anche multigenerazionali: ragazzi molto giovani con competenze innovative ma a cui manca una “storicità” di skills e profili senior con competenze consolidate che devono abbracciare nuovi metodi e visioni di lavoro.
Hai costruito una carriera di responsabilità nel mondo dell’IT, guidando team tecnici e stakeholder di alto livello. Se dovessi indicare le 3 soft skills al femminile che rappresentano un valore aggiunto nel tuo ruolo che impatta su processi, ma soprattutto sulle persone, quali individueresti?
In primo luogo, la corretta consapevolezza di sé stesse e della propria competenza in un ambiente in cui se sei donna e ingegnere sei comunque la Dottoressa rispetto all’ingegnere-uomo. E, no, non dirò l’essere multitasking, perché in questo lavoro sono convinta paghi il fare una cosa alla volta e farla bene, individuando solo quello che serve, e “mettendoci” il tempo che il progetto realmente richiede. Con la capacità – propria del femminile – di empatizzare e sdrammatizzare situazioni complesse e sotto-pressione.
Hai lavorato in realtà molto diverse: telecomunicazioni, e-commerce globale e consulenza per il settore bancario. Cosa ti ha spinto a scegliere e a rimanere nel mondo dell’innovazione digitale, e cosa continua a motivarti nel guidare progetti in questo ambito?
Appena laureata, la prima del mio corso, mi ero detta “io nel mondo dell’informatica non ci voglio entrare”. E, invece, eccomi qui a coordinare uomini e progetti in ambito IT, in coerenza con la scelta di abbracciare, a Napoli, negli anni ’90 una laurea in Ingegneria elettronica, guardando alle opportunità lavorative che si aprivano. Quello che mi ha guidata è stato sicuramente il desiderio di cimentarmi via via sempre su obiettivi più difficili, andando in profondità. Quella profondità che si accompagna all’impegno nello studio e nella formazione continua che devo alla mia maturità classica, unita all’apertura mentale e alla visione multidisciplinare.
“Per aspera ad Astra”: crescere attraverso le difficoltà. È il motto che mi ha sempre guidata e cui vorrei, soprattutto i giovani, guardassero per la loro vita. Lavorativa, ma non solo.
Team Comunicazione – Atumtek Group